Pochi e semplici ingredienti che mani esperte, con sapienza e pazienza amalgamano, donando a questo dolce un’esaltante aroma, la giusta croccantezza, il sapore che quasi t’appartiene e ti coinvolge.
 La Cupeta di Montepaone è un concentrato di storia, tradizioni, cultura del popolo meridionale che per secoli ha avuto la sua “fortuna” negli innumerevoli scambi, in pace e in guerra con le popolazioni del mediterraneo; una contaminazione di riti, usanze, lessico e sapori che trova in questo dolce un degno rappresentante dell’attuale tipicità locale.
Già il suo nome risente di arabe origini (qubbaita) o latine interpretazioni (cupidus).

La prima regione italiana contaminata fu la Sicilia dove già in un atto notarile del 1287 si ritrova un “cubaytario” (venditore di cubbàita); sarà poi Cesare Morisani nel 1886 a specificare che il dolce chiamato copeta approdò in Calabria dalla Sicilia dove fu importato dagli arabi che lo chiamavano cubàita.

Il dolce nelle sue svariate varianti di ingredienti aveva una larga diffusione in tutto il meridione, con la presenza anche in qualche regione del centro-nord.
 Gli ingredienti principali della Cupeta di Montepaone sono il miele, le mandorle e il sesamo detto in dialetto “giurgiulena”, del quale già nel 1571 Gabriele Barrio scriveva: “A duemila passi da Soverato, un miglio dal mare, sorge Montepaone…qui nasce il sesamo…”che conferma la produzione in loco della materia prima che col tempo però è cessata, mantenuta invece sino alla fine del ‘900 nei comuni a sud di Satriano.
A questa base, si possono poi aggiungere in funzione delle richieste e dei palati, aromi naturali di limone/arancia e vino cotto.
 Il tipico “Cubaytaro” – Cupetàro montepaonese era un abile artigiano facente parte di poche famiglie di mestiere che si tramandavano “segretamente” trucchi e ricetta di generazione in generazione, svolgendo la loro attività oltre che a Montepaone, soprattutto nei vari paesi della provincia dove vi si giungeva in occasione di feste o fiere, trasportandosi tutto l’occorrente per la preparazione in loco.

Attestata la presenza sul territorio del toponimo “cupetaru” oltre che nei vari atti di inizio ottocento della professione stessa di Copetàro, dai quali possiamo individuare Bruno Mellea; Domenico Anania; Nicola e Giuseppe Pirrò; Nicola, Saverio e Vastiano Russo; mentre all’inizio del novecento, si ricordano le tre sorelle Maria Antonia, Teresa e Rosaria Mellea. Meritano di essere ricordati in modo particolare, perché grazie a loro che oggi possiamo assaggiare questo dolce per come lo si preparava secondo l’antica ricetta, gli ultimi scomparsi cupetàri Antonino Castanò; Giovanni e Salvatore Russo; Salvatore Platì (quest’ultimi di discendenza femminile Mellea); nonché l’attuale Bruno Platì (figlio di Salvatore), che ha voluto con lungimiranza, impegno e dedizione, non interrompere quella catena d’artigiani, facendo riscoprire ovunque questo perduto dolce.

Il salto di qualità venne fatto sul finire del secolo scorso grazie alla sensibilità dell’Ass. L’Orsa Maggiore di Montepaone e poi dello Slow Food Convivium Soverato 362, che ha voluto quest’ultimo,  inserire la Cupeta di Montepaone tra i prodotti “Arca del gusto”, il progetto che a livello internazionale tutela i prodotti in via di estinzione. Un sodalizio, quello del presidente Gigliotti con il mastro Platì che ha portato nell’ultimo ventennio, un crescendo di notorietà, con le conseguenti richieste e partecipazioni a mostre, fiere, saloni, trasmissioni televisive nazionali, documentari; degne di nota sono le partecipazioni al Salone del Gusto di Torino organizzato da Arcigola (1998-2002), (Nel 2006 Bruno Plati' era presente alla conferenza di “Terra Madre” tra i 250 grandi del mondo!!!) oltre ad aver rappresentato la Calabria dal 2005 al 2011 al Festival delle regioni d’Italia presso Bucina (AR). 
Questo stimolante contesto ha fatto si che il giovane Francesco Castanò già detentore dell’abile arte di produrre il Crivo, (altro simbolo artigianale di Montepaone) si avvicinasse al mestiere di cupetaro, seguendo da apprendista gli scrupolosi consigli di mastro Bruno che lo hanno portato in breve tempo ad una sua personale produzione, accettando in maniera del tutto naturale questo importante passaggio di testimone.



Nel 2015 si è svolta a Montepaone una due giorni dal tema “La cupeta di Montepaone tra tradizione e commercializzazione” inserita negli eventi di sensibilizzazione ai temi EXPO 2015 ed organizzata dal Comune di Montepaone in collaborazione con lo Slow Food Soverato e l’Ass. Ri…vivi…amo Montepaone all’interno della quale il mastro Castanò ha tenuto il suo primo laboratorio didattico.
E’ il 2017 però l’anno della svolta per Francesco, si passa dalle pur sempre eccellenti degustazioni di piazza svolte capillarmente sul territorio, all’apertura di una regolare attività artigianale, si concretizza così un sogno, un progetto, un lavoro, concentrando nelle sue “mani in arte”, l’orgoglio di quella secolare tradizione che ha portato la Cupeta ad essere di Montepaone.

Massimiliano Cappuccino 2017.

Fonti:  -“La Copéta” - Francesco Pitaro 2014.
-Archivio di Stato di Catanzaro.
-Bruno Platì.
-Marisa Raffaela Gigliotti.

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